Traduzione

DALLA DIAGNOSI AL PROOFREADING, SEMPLICI INDICAZIONI PER UNA BUONA TRADUZIONE
La definizione di traduzione fornitaci dalle fonti più attendibili ci dice che:

La traduzione è un’attività che comprende l’interpretazione del significato di un testo (”di origine” o ”di partenza”) e la successiva produzione di un nuovo testo, equivalente a quello di origine, in un’altra lingua (lingua ”di destinazione” o ”di arrivo”).
Effettivamente chi lavora nel settore si renderà conto di quante volte si è sentito parlare di “Lingua d’origine” o “source language” di quella che in gergo è detta lingua target per intendere appunto la lingua di destinazione.

A volte per chi conosce almeno una coppia di lingue il passaggio da un vocabolo di “source language” ad uno di “target language” è breve e soprattutto automatico ma quando si parla di traduzione di un testo, di un libro, di un articolo entrano in gioco diversi fattori che non possono essere sottovalutati affinché il risultato finale sia ottimale. Per questo motivo al termine traduzione va associato quello di fedeltà.
E’ già, perché alcune traduzioni devono necessariamente rispettare dei criteri stilistici alcuni fissi altri che possono variare a seconda della scelta del 
traduttore stesso. Gli elementi a cui bisogna essere fedeli sono: innanzi tutto lo stesso testo d’origine perché non si può tradurre Shakespeare allo stesso mod in cui si traduce il testo di una canzone; lo stile se si ha a che fare ad esempio con la traduzione di un testo poetico; il registro che può essere formale, informale, colloquiale; il gergo se sappiamo che il testo tradotto è destinato a un certo tipo di comunità o semplicemente ad un particolare settore (medico, legale, culinario).

Prendiamo un comune modo di dire italiano: “Beve come una spugna” ed ignari dei modi di dire anglosassoni lo traduciamo in maniera letterale e senz’altro corretta “He/She drinks like a sponge”.
Certo non vi è dubbio la suddetta traduzione è corretta in senso letterale ma se volessimo far capire il concetto a un nativo di lingua inglese probabilmente resterebbe perplesso. Il modo dire corrispondente in lingua inglese è infatti “He/She drinks like a fish” e in questo caso verremo compresi dagli interlocutori oltremanica.

Nella prima traduzione, quella letterale, è stata mantenuta la cosiddetta equivalenza formale mentre nella seconda, quella non letterale , abbiamo perso l’equivalenza formale, ma abbiamo recuperato un valore aggiunto ovvero l’elemento dinamico che ci ha permesso di fare un salto da una lingua all’altra mantenendo lo stesso identico effetto semantico.
Uno dei padri fondatori della moderna scienza della traduzione , Eugene Nida si poneva proprio questo problema ed lo aveva sviluppato in questa maniera:mentre l’equivalenza formale è attenta alle corrispondenze di forma e contenuto, l’equivalenza dinamica è ottenuta quando vengono ricreate nella lingua di arrivo le stesse relazioni esistenti fra messaggio e ricevente nella lingua di partenza.

Il messaggio infatti è stato trasposto in maniera tale da essere non solo comprensibile alla persona che lo riceve ma anche adeguato al contesto in cui questa persona vive, alla sua cultura personale.

Il processo di traduzione però può essere ulteriormente sezionato e raffinato se si hanno in mente dei modi di procedere particolarmente scematici ed efficaci.
Possiamo partire immaginando la traduzione come un’operazione chirurgica. Per fare questo però è necessario stabilire dei ruoli: traduttore alias chirurgo, testo da tradurre alias paziente, scrivania del traduttore alias sala operatoria.

Non è uno scherzo, effettivamente quando si prende in mano per la prima volta un testo da tradurre lo si osserva, si cerca di rintracciare i termini più complessi, le frasi meno comprensibili e con strutture più intricate, le parti in cui sarà necessaria una piccola ricerca lessicale, capire lo stile e soprattutto il genere di traduzione che viene richiesta da un’eventuale committente, insomma una vera e propria analisi proprio come fa un medico alle prese con un nuovo paziente.

Insomma prima di iniziare il testo va analizzato e soprattutto quando è possibile, vanno analizzate le richieste di chi ha bisogno di questa traduzione chiedendo chiarimenti o informandosi su intenzioni particolari, cercare di carpire il gergo che va usato, il registro il linguistico.
Dunque la diagnosi è stata eseguita ed il paziente deve essere senz’altro operato.
Al momento dell’operazione il chirurgo ha in mano i suoi arnesi: vocabolario, CAT tools, Google certo i tempi moderni sono di grande aiuto a chiunque voglia intraprendere una traduzione ma non basta.

Alle prese con i suoi arnesi il traduttore fa delle scelte, a volte difficili, a volte poco chiare persino per lui, ma sa che non può permettersi di sbagliare e deve utilizzare tutti i suoi mezzi per rendere al meglio il messaggio finale che chi ha scritto il testo originale intendeva passare al suo lettore. Tra le scelte che il traduttore deve affrontare troviamo divisione di paragrafi per migliorare le strutture di determinate frasi, parole che vanno lasciate nella lingua di partenza perché intraducibili o perché si tratta di nomi di cose o di neologismi ormai accolti anche nella lingua di destinazione.
Una volta considerati i molteplici fattori e risolte le diverse problematiche, la traduzione viene portata a termine; ma un buon traduttore, come anche un buon chirurgo, sa bene che dopo una traduzione nel primo caso e dopo un’operazione nel secondo, sa bene che il lavoro non finisce lì.
Il dopo è altrettanto importante dell’atto stesso della traduzione: una rilettura del prodotto finale è certamente un passaggio obbligato ma senz’altro un traduttore che sappia essere anche un buon “proofreader” garantisce un risultato ottimale.
Analizzarsi, rileggere, rileggersi ed il gioco è fatto, con le giuste competenze ed un po’ di tatto e senso pratico il messaggio può essere consegnato al destinatario della lingua target e l’operazione è andata a buon fine.
Quello della scienza della traduzione è un settore in continua espansione e crescita; ogni giorno nuovi libri, siti internet, manuali d’istruzione, applicazioni per dispositivi elettronici vengono creati in una lingua e ben presto hanno necessità di essere trasposti in un’altra, a volte per ragioni di mercato altre per ragioni culturali, tecniche, scientifiche. Una traduzione dalla lingua d’origine a quella di destinazione aumenta esponenzialmente il numero di destinatari di un qualsiasi messaggio e questo fornisce a chi possiede determinate competenze un potere grandissimo: non solo quello di fare da interprete ma anche quello di accompagnare l’individuo alla comprensione di un qualcosa che forse prima non conosceva o che semplicemente ignorava.